platano (qr4)

Il percorso naturalistico prosegue verso il Giardino pubblico Muzio de Tommasini, una vera concentrazione di monumenti verdi a partire dai quasi bicentenari platani.

Il più alto dei presenti, un imponente PLATANO, di 31 metri di altezza per 5 di diametro, ci farà immergere, con l’aiuto di alcune stampe e fotografie, nell’atmosfera degli ultimi 200 anni di vita del suo habitat.”

“Sono il PLATANO; come avete sentito in precedenti presentazioni, il mio nome scientifico è Platanus orientalis, appartengo alla famiglia delle Platanacee; la mia specie è di origine asiatica,  sono molto longevo, amico della flora selvatica che ospito nelle ramificazioni e nella  larga chioma.

Sono molto lieto di presentare alcuni esemplari rari di alberi presenti in questo sito: la QUERCIA VALLONEA (Quercus hitaburensis, appartenente alla famiglia delle Fagaceae, può raggiungere i 900 anni di vita), è simbolo di accoglienza; la MAGNOLIA, albero ornamentale della famiglia delle Magnoliaceae, il cui nome è un omaggio a Pierre Magnol, grande botanico e medico francese vissuto nel ‘700; originario dell’America del Nord e del Sud, dell’Asia e della Nuova Guinea, è simbolo di dignità; le due piante ci fanno da damigelle d’onore, pur essendo entrambe anziane come alcuni di noi.

La prima è nota per la sua ospitalità a diversi uccelli selvatici, la seconda per la sua bellezza pericolosa per i distratti che sostano a lungo sotto i suoi fiori.

Consentitemi una precisazione storico-politica: nel solo secolo scorso dalla mia posizione ho assistito al cambio di ben sette bandiere: l’aquila imperiale nel ‘18, il tricolore sabaudo nel ‘43, l’occupazione tedesca nel ‘45, quella yugoslava nello stesso anno, quella anglo-americana sino al ’54, prima del tricolore della Repubblica italiana. Per non parlare di quella napoleonica di inizio ‘800. 

Mi astengo quindi da commenti storici, e mi limiterò ad alcune annotazioni di costumi e di curiosità, anche per rinverdire la memoria di chi non ricorda.

Ho assistito al passaggio della prima linea di tramway su rotaie della linea Boschetto-Portici di Chiozza, dopo la copertura del torrente che scendeva da San Giovanni.

La zona bonificata divenne sede di locali, di divertimento: è stata famosa per le tombole in piazza, e per la birreria Dreher, storico locale per generazioni di triestini.

Essendo ormai vecchio, desidero richiamare alla memoria alcune curiosità: in primo luogo le passeggiate di Italo Svevo, l’autore della Coscienza di Zeno , nei vialetti del Giardino; ma anche le figure di alcuni personaggi anonimi, il “lampareto”, che illuminava la zona con il lume a petrolio quando scendeva l’oscurità, rimpiazzato dall’”impizaferai”, l’uomo incaricato dell’accensione dei lampioni a gas, con cui scambiavo poche ma amichevoli parole. ”

Impizaferai

La mappa del Giardino posta all’entrata  della struttura  illustra la tipologia e la dislocazione delle specie arboree: occorrono almeno un paio d’ore per  vivere la maestosità e la bellezza di questo eden cittadino ed ascoltare i racconti di queste “bolle del tempo”, che hanno visto giocare diverse generazioni di cittadini.

La presenza di specie esotiche quali il CEDRO DELL’ HYMALAIA (Cedrus deodara, di origine asiatica, come mostra il nome, vive tra i 1500 ed i 3500 metri di altitudine), ed il  GINKGO BILOBA (originario della Cina, è un albero antichissimo, le cui origini risalgono a 250 milioni di anni fa, ed è considerato un fossile vivente) , della GREVILLEA ROBUSTA, endemica dell’Australia ed unica in Regione, concorrono a classificarlo come il Giardino dei 5 Continenti.